Precisiamo subito: non si tratta di una mostra di pittura.
"Caravaggio - La bottega del genio", allestita a Roma nelle sale quattrocentesche di Palazzo Venezia, è un laboratorio. Il tema è quello di riuscire a ricostruire come poteva essere strutturato l'atelier romano di un artista quale Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.
E' faccenda interessante, questa, sotto molti punti di vista. Una pittura così innovativa per l'epoca mostra anche espedienti tecnici particolari, soprattutto per le famosissime luci ed ombre, che oggi potrebbero essere realizzate grazie ad una progettazione di luce artificiale per sala pose, ma che a cavallo tra il XVI e il XVII secolo dovevano essere create (o immaginate!) mediante soluzioni illuminotecniche mai viste prima. Oltretutto il Merisi non ha mai avuto veri e propri allievi a cui poter insegnare la propria arte, in quanto la cosiddetta scuola dei "caravaggeschi" in realtà si ispirava solo allo stile delle sue pitture, ma non aveva alcuna derivazione diretta dall'artista.

La mostra quindi cerca di far capire proprio questo: quanto fossero legati tra loro gli studi sull'ottica e sul controllo della luce, con il modo di dipingere così realistico che rende ancora inimitabile il pittore lombardo.
Si inizia da una sala nella quale sono riprodotti i documenti di cui abbiamo parlato, per poi passare ad un ambiente dove viene ricreato un modello in vetroresina del "Bacchino malato" a dimensione naturale. Qui si evidenzia il ruolo dell'illuminazione proveniente dalla finestra e di come sia assai probabile che l'opera sia in realtà un autoritratto effettuato utilizzando uno specchio.
Si procede poi analizzando come Caravaggio possa aver sperimentato una camera oscura con foro stenopeico (come nelle macchine fotografiche) per riprodurre soggetti statici (es. "La canestra" di frutta), aiutandosi con lenti e specchi per mantenerne la scala e le proporzioni. Erano anni di straordinario fermento nello studio dell'ottica, anni nei quali Galileo stava per costruire sistemi ottici quali i telescopi che gli consentiranno di osservare le macchie solari. Una sala pertanto è dedicata proprio a ricreare una camera oscura.

C'è poi un'ultima sala dedicata alle ricostruzioni: ecco "Medusa" (altro probabile autoritratto) che viene plasmata grazie ad uno specchio convesso (il famoso scudo a specchio?).
La visita termina in un locale dove viene ricreato lo studio del pittore utilizzando tutti gli articoli citati nel pignoramento di cui abbiamo detto all'inizio.
Gran bella mostra, dal significato didattico intenso e coinvolgente. La raccomando a tutti gli appassionati dell'opera caravaggesca, ma anche a chi si occupa oggi di lighting design e di illuminazione, magari partecipando anche alle conferenze parallele chi si tengono il martedì ed il giovedì pomeriggio.
La mostra è aperta tutti giorni dalle 10 alle 19 (tranne il lunedì) fino al prossimo 29 maggio.