Torno all'Auditorium a distanza di pochi giorni dal concerto di Nick Cave and the Bad Seeds, ma stavolta in un contesto del tutto diverso. Grazie ai biglietti miracolosamente procurati dalla mia signora, partecipo alla serata diretta da sir Antonio Pappano nella quale spicca il concerto per violino e orchestra di Brahms.
Va detto che nella Stagione Sinfonica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia l'età media del pubblico è straordinariamente alta, ma ciò che più sorprende, prima dell'inizio, è l'apparente indifferenza dei partecipanti, abituati ad incontrarsi lì più per frequentazione mondana che per vero interesse. Uno sparuto gruppo di giovani alle mie spalle parla ad alta voce del campionato NBA (speriamo tacciano durante il concerto...), ma tremo davvero quando capisco che la decrepita signora con toupet (di scuola Moira Orfei) è diretta nel posto davanti al mio...

In aggiunta (vista la brevità del brano) Pappano decide di regalare un apprezzatissimo "Intermezzo" tratto dalla "Cavalleria rusticana", non incluso nel programma della serata.
La serata prosegue con un'altra celebrazione per i 10 anni dalla morte di Goffredo Petrassi. L'esecuzione del "Magnificat" vede anche l'arrivo del soprano mantovano Anna Maria Chizzoni insieme al coro dell'Accademia di Santa Cecilia. La composizione alterna fasi decisamente coinvolgenti ad altre che personalmente apprezzo meno. Tra i momenti migliori i percorsi coristici particolarmente interessanti, che rimandano ad altra musica del '900 e non necessariamente in ambito classico (alcune colonne sonore di Philip Glass e, perché no, i cori in "Atom Heart Mother" dei Pink Floyd). Meno apprezzabile invece la soprano, che non sembra a proprio agio con i passaggi iniziali della propria parte.
Dopo un quarto d'ora di pausa arriviamo al piatto forte della serata: il "Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 77" di Johannes Brahms.
Si tratta di una composizione dalla suddivisione classica, Allegro-Adagio-Allegro, nella quale il compositore di Amburgo volle inserire forti contenuti virtuosistici alla partitura del violino. Ecco perché il nome di Leonidas Kavakos, che qui è di casa dal 2005, suggerisce grandi aspettative: il quarantaseienne violinista greco è ormai considerato uno dei più grandi violinisti, in compagnia del suo Stradivari del 1724.
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Pubblico entusiasta che, giustamente acclama lo straordinario binomio Pappano-Kavakos, che ringrazia eseguendo come bis un'estratto dal terzo movimento. Bravissimi.
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